Storie di Garbatella
Immagini che interpretano. Immagini che raccontano. Un racconto nel racconto. Scovato negli album di famiglia di chi a Garbatella ci vive da sempre, pescato negli archivi storici e inseguito nei luoghi fondanti l’identità del quartiere, l’itinerario visivo di ‘Storie di Garbatella’ affianca alla messa in scena non tanto una trasposizione pedissequa del narrato quanto una sua complementaria continuità. Fil rouge dell’avvicendarsi figurativo è il segno della memoria, scandito nei passaggi tra il bianco e nero e il seppia ovvero il tempo reale e quello interpretato.
Testi: Lisa Ginzburg e Pierpaolo Palladino Commento fotografico: Laura Cusano Elementi di scena: Sandro Scarmiglia Musiche originali: Pino Cangialosi
|
|
|
"Accorgimenti"
L’immagine di una vita. L’uso simbolico delle fotografie nelle pratiche di trasmissione della memoria di Pio Cusano, contadino del sannio beneventano.
La ricerca analizza l’utilizzo simbolico e strategico delle immagini fotografiche nelle pratiche di rimemorazione e, in particolare, nella ricostruzione di una storia di vita.
(Dottorato in Etnologia e Etnoantropologia conseguito presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università La Sapienza di Roma)
The image of a lifetime. The symbolic use of the photographs in the practices of transmission of Pio Cusano memory, peasant from Sannio (South Italy). The paper examines the symbolic and strategic use of photographic images in the practices of remembering and, in particular, in the reconstruction of a life story. (Phd in Ethnology and Ethno-anthropology, Faculty of Literature, University of Rome La Sapienza)
|
|

“Le foto ricordo possono non avere il potere numinoso delle ostie consacrate, delle candele dello Shabbat o dei covoni dei riti eleusini – ma vengono spesso usate come reliquie nelle cerimonie private per rivelare ai bambini i misteri del mondo incomprensibile che esisteva prima che l’amore e il destino soffiassero assieme la vita dentro di loro”. M. Lesy
"The souvenir photos may not have the numinous power of consecrated hosts, Shabbat candles or sheaves of the Eleusinian rites - but are often used as relics in private ceremonies to reveal to children the incomprehensible mysteries of the world that existed before the love and fate blow with the life within them". M. Lesy |
|
|
Sono nata a San Gallo (Svizzera) nel 1974 e cresciuta nel Sannio (Bn). Dopo il diploma in Fotografia all’Istituto Europeo di Design di Roma, mi sono laureata in Lettere presso l’Università La Sapienza di Roma con una tesi in Antropologia visiva.
Nello stesso ateneo ho conseguito il dottorato di ricerca in Etnologia ed Etnoantropologia con una tesi nuovamente in ambito etnografico-visivo sulla trasmissione della memoria attraverso le immagini fotografiche.
Attualmente lavoro come fotografa indipendente; mi occupo di progetti culturali sulla fotografia; sono socia della Sisf, la Società Italiana per lo studio della fotografia, e insegno antropologia visiva presso l’Istituto Europeo di Design di Roma, città in cui vivo.
I was born in St. Gallen (Switzerland) in 1974 and grew up in the Sannio (Bn, Italy). After graduating in Photography at the European Institute of Design in Rome, I graduated in Literature at the University of Rome La Sapienza with a degree in Visual anthropology. At the same university I obtained a PhD in Ethnology and Ethno-anthropology, again with a thesis on the ethnographic-visual transmission of memory through photographic images. Currently I'm working as an independent photographer, I deal with cultural projects about photography, I'm a member of the SISF, the Italian Society for the study of Photography, and I teach visual anthropology at the European Institute of Design in Rome, the city where I live. |
|
La ultima vez que vi mi abuela |
|

La ultima vez que vi mi abuela.
The last time I saw my grandmother. |
|
|
|
|
|
|
Pagina 1 di 5 |